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Cavalcare l’onda delle applicazioni si può! La storia del giovane imprenditore Mattia Farina

 Mattia ha 28 anni. Quattro anni fa, appena finita l’Università, ha deciso di mettesi in gioco e, assieme a Francesco e Giacomo, cavalcare l’onda delle applicazioni social. Fin da subito però, i tre si rendono conto che per sviluppare progetti digitali di qualità, che siano portali web o applicazioni mobile, occorrono specifiche competenze che spesso non sono reperibili in un’unica formula. Per questo motivo hanno fondato Mumble, che nasce come tech company specializzata in trasformazione digitale e sviluppo software.

A quattro anni da quel giorno, Mattia è un giovane imprenditore che ha creato un team con il quale ha ideato e sviluppato importanti progetti e app. Oltre ad un’importante collaborazione internazionale con lo U.S. Department of Veterans Affairs, Mumble ha creato strumenti digitali per UNESCO, Clarins, Hermes, Conad, Kontatto e molti altri. Nella mentalità di Mumble, una startup deve essere autonoma fin da subito, grazie al lavoro ottenuto dai propri clienti; non hanno mai fatto affidamento su bandi, finanziamenti, concorsi per start-up. Una scelta coraggiosa, da veri imprenditori.

Il team dei fondatori rispecchia questa idea: competenze complementari, spendibili, che si possano subito proporre sul mercato. Mattia è ingegnere gestionale e si occupa di trasformazione digitale e sviluppo business, Francesco gestisce il team di design e Giacomo è ora alla guida del team di sviluppo.

Mattia mi racconta: “I progetti più impegnativi sono sicuramente quelli per il U.S. Department of Veterans Affairs. Siamo entrati in contatto con loro all’incirca due anni fa, durante un viaggio a San Francisco. Abbiamo incontrato il nostro partner Vertical, società di design con sede ad Oakland, con cui lavoriamo fianco a fianco nello sviluppo di applicazione mobile per il recupero post-traumatico dei veterani di guerra americani. Vertical si occupa della parte di user experience e user interface design, mentre Mumble si occupa dello sviluppo software. Un esempio? Abbiamo da poco completato PTSD Coach, un’app che fornisce strumenti per gestire i sintomi derivanti da stress post-traumatico. PTSD è stata ideata per supportare i veterani di guerra attraverso test auto valutativi, che permettono di tracciare il percorso di miglioramento dell’utente. Realizzare un progetto di questo tipo è estremamente gratificante, sia dal punto di vista tecnologico che umano; poter aiutare a migliorare la vita delle persone è uno degli obiettivi che mi sono sempre posto e, quando succede, il lavoro stesso assume un nuovo significato. È un’esperienza bellissima, che ogni anno ci permette di crescere e lavorare su progetti sempre più complessi ed appaganti. Sicuramente, ci ha fatto capire quanto, oltreoceano, diano spazio a progetti innovativi in ambito digitale, investendo anche su giovani imprenditori e piccole imprese.”

 Ho avuto modo di conoscere Mattia qualche tempo fa, durante la presentazione dell’applicazione mobile di UNESCO, realizzata in collaborazione con il Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana UNESCO. L’applicazione consente agli utenti di godere dei Siti Patrimonio dell’Umanità direttamente dal loro smartphone. Inoltre, permette di ricevere informazioni relative agli eventi organizzati dai giovani soci UNESCO in tutto il territorio italiano.

Vi siete occupati di altri progetti che abbinano tecnologia e cultura? “Assolutamente sì. Un esempio su tutti: qualche tempo fa, abbiamo ideato e realizzato una soluzione che consentisse ai musei di creare in autonomia tour multimediali all’interno dei propri spazi. Per fare questo, sfruttiamo la tecnologia iBeacon: attraverso l’utilizzo del bluetooth, i visitatori possono utilizzare i propri smartphone come guide multimediali. Una volta lanciato il progetto, TIM #WCap ci ha supportato nella fase di accelerazione.

Il Palazzo Ducale di Sassuolo, il Museo della Musica di Bologna ed altri musei nazionali, soprattutto a Venezia, hanno già adottato la nostra soluzione, che ha cambiato il loro modo di organizzare le esposizioni e dare informazioni agli utenti. Sempre a Bologna, sfruttando la tecnologia iBeacon, abbiamo sviluppato un app (in collaborazione con SmartFactory) che mostra sul dispositivo dell’utente immagini e documenti della specifica zona della città di Bologna in cui l’utente si trova. L’applicazione, che si chiama Canali di Bologna, vuole far riscoprire ad abitanti e turisti la Bologna antica, mostrando loro come vie del centro all’epoca fossero canali navigabili.”

Gloria Chiocci


#GiovaneInnovatore

Mattia Farina ha 28 anni. Da 4 anni guida Mumble, la startup digitale che ha creato con Giacomo e Francesco, amici e soci, subito dopo aver terminato un percorso di Laurea in Ingegneria Gestionale. In questi quattro anni, Mattia si è dedicato allo sviluppo commerciale delll’azienda e alla gestione dei progetti acquisiti. Ha collaborato con brand nazionali ed internazionali come Hermès, Clarins, Kontatto, Conad ed il Dipartimento degli Stati Uniti. É un imprenditore moderno, che da peso e valore all’impatto positivo che i prodotti che realizza hanno sugli utenti che li adottano. Il progetto con il Dipartimento dei Veterani Americani ha fatto capire a Mattia quanto la tecnologia possa fornire aiuto a chi più ne ha bisogno, migliorando nettamente la qualità di vita delle persone. Nel 2015, è stato selezionato per partecipare al percorso di accelerazione TIM #WCAP grazie ad un progetto, Artplace, che ha l’obiettivo di promuovere le bellezze del nostro fantastico paese attraverso l’utilizzo della tecnologia mobile.