Silvio Binca ha 26 anni, vive vicino Lucca ed è il fondatore di Thehand Ycapped, un progetto che trasforma la disabilità in un messaggio di inclusione autentica, quotidiana e accessibile. Con un approccio diretto, ironico e profondamente umano, Silvio sta costruendo una nuova narrazione: niente pietismo, niente frasi fatte, ma creatività, concretezza e consapevolezza. Dai suoi contenuti social ai progetti innovativi come il libro da colorare e il videogioco inclusivo, sta portando l’inclusione fuori dai convegni e dentro la vita reale, parlando a bambini, famiglie, istituzioni e a chiunque abbia bisogno di sentirsi meno solo.
Silvio, il tuo percorso personale è un esempio di forza e autodeterminazione. Quando hai capito che la tua storia poteva diventare un messaggio di ispirazione e cambiamento per gli altri?
«L’ho capito quando ho smesso di “nascondere” la mia disabilità e ho iniziato a parlarne apertamente, senza filtri. All’inizio era solo un modo per sfogarmi e mettere ordine dentro di me, poi ho capito che quello che raccontavo risuonava anche in persone che non avevano una disabilità. Ho visto che portare fragilità, ironia e verità online può diventare un modo per far sentire gli altri meno soli. Da lì è nato tutto: l’idea di trasformare la mia storia in qualcosa di utile e inclusivo, che potesse arrivare davvero alle persone, nella vita reale.»
Con Thehand Ycapped stai portando l’inclusione fuori dai convegni e dentro la vita quotidiana, con progetti creativi come il libro da colorare e il videogioco inclusivo. Da dove nasce l’idea di renderla davvero alla portata di tutti?
«Nasce dalla convinzione che l’inclusione, oggi, venga spesso raccontata nei modi sbagliati: troppo triste o troppo lontana dalla realtà. Io volevo riportarla tra le persone, renderla concreta, comprensibile, anche divertente. Il libro da colorare e il videogioco inclusivo servono proprio a questo: spiegare la disabilità attraverso il gioco, l’arte e la curiosità, senza pietismo. L’obiettivo è coinvolgere bambini, famiglie, scuole e istituzioni in modo leggero ma profondo, perché l’inclusione non può essere un tema di nicchia: riguarda tutti, ogni giorno.»
Qual è il messaggio che vuoi lasciare ai giovani che oggi fanno fatica a credere in sé stessi o che vedono nei limiti un ostacolo anziché una risorsa?
«Vorrei dirgli che i limiti non sono muri. Tutti abbiamo qualcosa che ci frena, ma il punto è capire come decidiamo di reagire. Io non ho scelto la mia malattia, ma ho scelto come viverla. Quando inizi a guardare i tuoi limiti come parte di te, non come una condanna, iniziano a pesare meno. Ai giovani dico sempre: non aspettate il permesso di provarci. Usate quello che avete, anche poco, e iniziate. L’importante è muoversi, fare, mettersi in gioco. Le cose più grandi nascono quasi sempre dai momenti difficili.»
Grazie Silvio
Gloria Chiocci