Chiara Montaldi, 35 anni, è originaria di Roma e si è formata come avvocata dopo la maturità classica, lavorando per oltre dieci anni nei reparti legali e societari di diverse aziende. La sua esperienza professionale, insieme alla sua vita da madre di due bambine, l’ha portata a riconoscere da vicino le falle strutturali del mercato del lavoro italiano, ancora troppo spesso incapace di sostenere davvero la genitorialità.
Da questa consapevolezza è nato Working Mom, un coworking innovativo che integra lavoro, educazione e cura in un unico ecosistema pensato per permettere alle donne di non scegliere tra realizzazione professionale e maternità. Il progetto rappresenta una risposta concreta a un problema sistemico, trasformando un’ingiustizia vissuta in prima persona in un modello replicabile, pedagogico e orientato al futuro.
Chiara, qual è stato il momento in cui hai capito che il tuo percorso personale e professionale ti avrebbe portata a creare un luogo come Working Mom?
«L’idea di Working Mom nasce nel momento in cui, dopo dieci anni trascorsi nel reparto legale e societario di diverse aziende, ho deciso di cambiare realtà per continuare a crescere professionalmente. Dopo aver superato tutte le fasi di selezione mi sono sentita dire che quel ruolo non era adatto a me “perché avevo due figlie piccole”.
È stato uno spartiacque: una frase che ti costringe a fare i conti non solo con l’ingiustizia personale, ma con un sistema che continua a penalizzare le madri. Dopo un momento di burnout mi sono sentita in dovere di costruire una risposta concreta, un modello capace di ridurre davvero il gender gap nel lavoro. Così è nata Working Mom: dal desiderio di trasformare un’ingiustizia in cambiamento.»
Working Mom è un coworking innovativo che integra lavoro, educazione e cura in un unico ecosistema: qual è secondo te la vera rivoluzione di questo modello?
«La vera rivoluzione di Working Mom nasce da due esigenze ormai evidenti. Da un lato, la pandemia ha portato alla chiusura di molti asili aziendali, lasciando un vuoto enorme proprio nel momento in cui le famiglie ne avevano più bisogno. Dall’altro, le normative europee e gli indicatori di genere dimostrano quanto sia urgente per le aziende adottare misure concrete di sostegno alla genitorialità.
Working Mom risponde a questo scenario con un modello totalmente nuovo: il primo spazio di lavoro pensato a misura di bambino, basato su un metodo pedagogico unico e soprattutto replicabile. Grazie alla nostra app, qualsiasi azienda o coworking può offrire questo servizio in tempi rapidi, senza i costi e le complessità di un nido aziendale.»
Quale messaggio vorresti lasciare alle giovani under 35 che sognano di costruire una carriera senza rinunciare al desiderio di diventare madri?
«Alle giovani donne mi piacerebbe dire questo: non lasciate che vi convincano che dovete scegliere. Per troppo tempo il mondo del lavoro ha fatto passare l’idea che carriera e maternità siano percorsi incompatibili, quando invece possono non solo convivere ma rafforzarsi a vicenda.
La maternità non è un limite: è un acceleratore di competenze, resilienza, organizzazione ed empatia. Se incontrate ostacoli, ricordate che non parlano del vostro valore, ma dei limiti di un sistema che sta finalmente cambiando. Cercate contesti che rispettano le persone e non solo i ruoli, chiedete ciò che vi spetta e costruite una rete di altre donne che credono nelle stesse possibilità. E se lo spazio che vi serve non esiste ancora, abbiate il coraggio di crearlo.»
Grazie Chiara
Gloria Chiocci