Irene Genetti

Irene: “L’economia circolare nasce dai territori e cresce con le comunità”

Irene Genetti, 33 anni, originaria di Pergine Valsugana in provincia di Trento, ha costruito un percorso accademico dedicato alla cultura, alla comunicazione e alla sostenibilità. Dopo la laurea alla Bocconi in Economics and Management for Arts, Culture and Communication e il master in Arts, Culture, Media and Entertainment, ha proseguito la sua formazione con un Master in Fundraising all’Università di Bologna. Oggi è una delle voci di riferimento in VAIA, l’azienda che rigenera territori e comunità attraverso modelli di economia circolare che uniscono natura, innovazione e design.

VAIA nasce con l’obiettivo di rigenerare i territori e le comunità locali partendo dal recupero e riciclo della materia prima. Come si è evoluto il vostro modello fino a questo nuovo progetto in Puglia contro la Xylella?

«Il nostro modello rigenerativo più che evoluto si è consolidato in questi anni. Ci ha permesso di capire che quello che stavamo facendo non solo era possibile, ma anche replicabile. Ecco perché abbiamo deciso di superare i confini geografici delle Dolomiti per affrontare questa nuova sfida in Puglia. L’approccio è sempre lo stesso: partire dal recupero della materia prima, coinvolgere gli artigiani e le filiere locali, pensare a prodotti con uno spiccato senso estetico e una forte spinta innovativa, caratteristica centrale dei prodotti sviluppati in Puglia, e infine restituire una parte al territorio in cui operiamo. In questo caso l’obiettivo è ambizioso: ripopolare la macchia mediterranea pugliese.»

Nel nuovo progetto in Puglia portate avanti un’idea di economia circolare che unisce gli scarti legnosi degli ulivi con polimeri per creare prodotti capaci di entrare nella quotidianità delle persone. In che modo questo progetto può rivoluzionare la produzione hardware sostenibile in Italia?

«Innovare per noi significa partire dalle persone, dalle comunità e dai territori. Trasformiamo gli scarti degli ulivi colpiti da Xylella in materiale biocomposito di nuova generazione che diventa la base per prodotti realmente sostenibili. Ogni prodotto VAIA restituisce dignità alle materie prime e mette al centro il saper fare artigiano delle filiere made in Italy. Ogni oggetto porta con sé un pezzo di territorio: restituisce valore economico agli agricoltori, riduce l’uso di materie prime vergini e contribuisce a rigenerare gli ecosistemi agricoli e la biodiversità locale. Se questa filiera funziona, diventa un precedente. Mostra che in Italia si possono creare prodotti dentro un modello nuovo, che parte dalla rigenerazione invece che dalla semplice estrazione di risorse.»

Il vostro lavoro unisce natura, innovazione e comunità. Qual è il messaggio che volete trasmettere ai giovani che desiderano costruire un futuro più sostenibile partendo dal proprio territorio?

«Si parla sempre dei giovani quasi come un’entità a parte, ma la verità è un’altra. Noi parliamo di natura, individui e società come un unico ecosistema ed è questo il messaggio che vogliamo trasmettere a tutti. Agire come un unico ecosistema significa prendersi insieme la responsabilità di fare oggi per costruire qualcosa che resti, che sia a misura d’uomo, che renda sostenibile, nel senso letterale del termine, la vita su questo pianeta. Poi ovviamente i giovani, e chi scrive è under 35 come metà del team VAIA, sono fondamentali in questo percorso come in tutti i processi di cambiamento, per l’energia, le idee, la tenacia e l’entusiasmo che portano nei progetti che li coinvolgono. In fondo più giovane sei, più probabilità hai di vedere tra 40 o 50 anni quegli alberelli piantati con VAIA diventare una foresta alta, forte e rigogliosa.»

Gloria Chiocci