Lexroom

Martina e Paolo: “la storia di Lexroom, la startup che porta l’AI nel mondo legale”

Paolo Fois, 30 anni, Alghero, e Martina Domenicali, 27 anni, Bologna, sono i co-founder di Lexroom, la startup che sta introducendo un approccio nuovo e più accessibile ai servizi legali. Paolo proviene dall’ingegneria gestionale del Politecnico di Milano, con un percorso arricchito da esperienza in consulenza, un Master in Finanza alla Bocconi e progetti di AI premiati. Martina arriva dal mondo del diritto, con una specializzazione nelle nuove tecnologie e un Master al King’s College di Londra, tappa che ha rappresentato una vera svolta verso l’innovazione. Due profili differenti ma complementari, uniti dalla volontà di costruire una piattaforma che semplifica davvero il rapporto tra persone, aziende e consulenza legale.

Il vostro approccio combina tecnologia proprietaria e conoscenza giuridica profonda. In un settore così tradizionale come quello legale, qual è stato l’elemento chiave che vi ha permesso di conquistare la fiducia di studi e corporate?

Martina

«L’elemento chiave è stato un cambio di prospettiva: non abbiamo venduto tecnologia agli avvocati, l’abbiamo co-costruita con loro. Mentre altri competitor hanno adottato un approccio “LLM first” prendendo modelli generici e adattandoli al legal, noi abbiamo fatto l’opposto: abbiamo costruito prima un database proprietario con oltre 6 milioni di documenti giuridici italiani e solo dopo ci abbiamo messo l’AI sopra.

Ma la vera svolta è stata coinvolgere studi legali di primo livello nella progettazione dei nostri moduli verticali per ciascuna area del diritto. Non sono solo clienti, sono partner. E poi la trasparenza totale: ogni output cita sempre le fonti e dà accesso al PDF originale. L’avvocato mantiene il controllo finale, non lo sostituiamo, lo potenziamo. Per innovare il settore più conservatore d’Italia devi prima parlare la sua lingua.»

Il round da 16 milioni segna un punto di svolta. Come intendete bilanciare l’espansione internazionale con la necessità di mantenere l’eccellenza e la precisione che caratterizzano il vostro modello iper-localizzato?

Paolo

«Il nostro modello è scalabile proprio perché è iper-localizzato. Sembra un paradosso, ma è la chiave. Abbiamo dimostrato in Italia che l’approccio “data first” funziona: costruisci prima un database giuridico completo e preciso per quella giurisdizione, poi ci metti sopra l’AI. Questo playbook lo stiamo replicando in Germania e Spagna.

In Germania abbiamo già una prima versione del prodotto e i primi clienti in fase di test, mentre in Spagna prevediamo di lanciarlo entro il primo trimestre 2026. In entrambi i casi, stiamo costruendo database proprietari con le fonti normative, giurisprudenziali e la prassi locale, esattamente come abbiamo fatto in Italia. Non ci accontentiamo di tradurre: ripartiamo da zero per ogni mercato.

Il Series A da Base10 ci dà proprio le risorse per mantenere questo standard di eccellenza. Potremmo crescere più velocemente prendendo scorciatoie, ma tradiremmo la nostra promessa. La precisione e l’affidabilità non sono negoziabili – sono il motivo per cui Base10 ci ha scelti.»

Per molti giovani innovatori, il diritto appare come un mondo statico e complesso. Quale messaggio vorreste lasciare a chi sogna di portare cambiamento in settori “impenetrabili” come quello legale?

Martina

«Il mio consiglio è sempre lo stesso: si inizia cominciando. I settori “impenetrabili” non sono impossibili da innovare – sono solo quelli dove nessuno ha ancora trovato il modo giusto di parlare agli insider.

Il diritto mi sembrava un mondo chiuso, anche dopo la laurea a Bologna e il master al King’s College. Ma ho capito una cosa fondamentale: per innovare il conservatorismo devi prima capirlo profondamente, rispettarlo, e poi proporre qualcosa che amplifichi, non che sostituisca, ciò che di buono c’è già. Per questo siamo arrivati dagli avvocati dicendo “abbiamo uno strumento che vi dà superpoteri”. È un cambio di frame totale.

E poi: buttati. Non aspettare il momento perfetto o il prodotto perfetto. Così abbiamo lanciato Lexroom, imparato sul campo, iterato velocemente. L’ecosistema startup in Italia fortunatamente sta crescendo tantissimo, ci sono Vento, l’Italian Tech Week, diverse community di founder. Non sei più solo. E poi un messaggio ancora più importante: il fallimento non è una condanna, è una tappa. La mia prima startup è durata un anno e poi l’ho chiusa – ma mi ha portata qui.»

Grazie Martina e Paolo

Gloria Chiocci