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Mongol Rally: “Ci ha insegnato che gli ostacoli nella vita ci sono e ci saranno sempre e non li puoi usare come scusa per abbandonare”

Questa settimana vi racconto una storia un pò fuori dagli schemi tradizionali. I protagonisti sono tre innovatori della scena italiana under 35 ma oggi non vi racconterò il loro percorso e non vi parlerò nemmeno di blockchain ma bensì di un viaggio che nel 2018 li ha portati ad attraversare 9 paesi in 43 giorni in auto percorrendo 20.000 Km

Gian Luca Comandini, Fabiano Taliani e Claudio Pica Villa sono i protagonisti di questo viaggio, che non è stato solo un’avventura ma bensì una prova di resilienza e di amicizia.

“Davanti ad ostacoli che sembravano insormontabili, ci siamo messi a ridere, abbracciati e siamo andati avanti alla cieca con lo spirito giusto… Quello che succedeva, succedeva.”

Tre amici, una vecchia auto e una meta da raggiungere in Mongolia? 

«Fabiano: “Esattamente! Nel 2018, siamo partiti in tre amici con una vecchia macchina per il Mongol Rally con la voglia enorme di scoprire posti nuovi e poco conosciuti. Siamo partiti da Roma, anche se la competizione partiva da Praga con 400 team provenienti da tutto il mondo. Dalla  Repubblica Ceca abbiamo costeggiato tutti i Balcani, Turchia, Iran fino a Persepolis, per poi attraversare tutti i territori Stan (Pakistan, Afghanistan, Turkmenistan, Tajikistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan) entrando in Russia, Mongolia fino all’arrivo in Siberia.

È stato un viaggio che ha tirato fuori l’amicizia vera, passare 43 giorni dentro una macchina piccola, 24 ore su 24 ci ha portato anche a discutere per piccolissime cose, poiché lo stress e la pressione fisica e mentale di quel viaggio non sono indifferenti. La resilienza e il desiderio di portare a termine la nostra missione, insieme, hanno vinto su tutto e ci hanno permesso di tagliare il traguardo.

Grazie a questo viaggio abbiamo scoperto posti magnifici e singolari che con tutta probabilità difficilmente ci sarebbe capitato di vivere e visitare. Questo è il senso di questo viaggio, visitare posti pazzeschi e capire l’umanità della gente.

Una cosa che ci ha stravolto la visione della vita, è stato vedere l’incredibile ospitalità degli iraniani, tutti ci venivano incontro, ci chiedevano se avevamo bisogno di qualcosa ed erano pronti a dividere il loro pane con noi. 

Abbiamo vissuto esattamente il contrario di quella che comunemente è la nostra prospettiva, in quella circostanza in difficoltà eravamo noi e loro ci hanno aiutati.»

Gian Luca cosa ti ha lasciato questo viaggio? 

«Oltre ad essere il viaggio più bello della mia vita è stato quello che me l’ha cambiata, non mi stancherò mai di dirlo e di consigliarlo a chiunque. Ma il ricordo più bello che conservo è in Tajikistan dove eravamo stremati, avevamo sbagliato strada, c’era appena stato un attentato, non avevamo soldi del paese e non potevamo ritirarli, non avevamo mangiato e non avevamo benzina. Un bambino che ci vide in mezzo alla strada ci prese per mano e ci accompagnò a una bancarella di alimentari dei suoi genitori dove ci offrirono da mangiare dove poi ci siamo messi a giocare con i bimbi.

In quel momento mi sono reso conto che loro non avevano nulla non hanno esitato neanche un secondo a darci tutto, noi invece che siamo abituati ad avere tutto non diamo mai nulla. La vita vera è quella che stanno vivendo loro non quello che viviamo noi nella nostra fortuna che troppo spesso non la apprezziamo o condividiamo.

Altra cosa che mi ha lasciato è che noi abbiamo affrontato tutto il viaggio con un’ansia di pericolosità, pensando sempre a chissà cosa sarebbe potuto accadere incontrando culture diverse dalla nostra e invece oggi ti posso dire che guardandomi indietro sono stato più in pericolo a tornare a casa da solo nella mia città piuttosto che durante questo viaggio, nonostante abbiamo attraversato paesi poverissimi dove non c’erano forme di criminalità questo perché la criminalità è legata all’educazione e alla mentalità e non alla povertà.»

Ma come ci si organizza ad affrontare un viaggio del genere? 

«Va pianificato tanto prima perché è difficilissimo programmarlo, la cosa essenziale è trovare i compagni d’avventura giusti e affrontarla nel periodo giusto della vita perché è un viaggio che ti cambierà la percezione. Deve essere anche un periodo che puoi permetterti di stare un mese e mezzo in giro per il mondo senza avere sempre la connessione a internet.

Poi diventa un desiderio costante, se non ci fosse stata la pandemia noi ora saremmo partiti per un’altra avventura simile in India, appena si potrà il nostro piano è di fare un viaggio avventura all’anno.»

L’insegnamento più grande che vi ha lasciato? 

Gian Luca: «Ci ha insegnato che gli ostacoli nella vita ci sono e ci saranno sempre e non li puoi usare come scusa per abbandonare. Solo per farti un esempio in Iran c’è stato un momento dove avevamo terminato i soldi, la macchina era rotta, ci era scaduto il visto e non c’era modo di proseguire il viaggio, in quel momento eravamo convinti che il  nostro viaggio fosse terminato lì, ma la voglia di proseguire e arrivare fino in fondo era talmente tanta che non si sa con quale forza siamo andati avanti fino al confine, avevamo fede che qualcosa sarebbe accaduto. In quella parte del viaggio fino al confine siamo riusciti a risolvere tutti i problemi.

Questo viaggio viene portato a termine solo dal 30% dei partecipanti e questo probabilmente perché il 70% delle persone al primo ostacolo desidera tornare nella propria zona di comfort. Se anche noi ci fossimo arresi oggi la nostra vita sarebbe esattamente come prima, nulla sarebbe cambiato e banalmente non avremmo avuto questi episodi di vita che ci hanno dato spunti anche nel lavoro e nelle relazioni interpersonali. Fino a che non affronti il primo ostacolo non affronti neanche gli altri.»

Fabiano:«Una cosa che mi ha insegnato questo viaggio è che ho riscoperto l’importanza di essere disconnessi dalla vita che stiamo vivendo ogni giorno. La tecnologia è una cosa fantastica, che ha rivoluzionato il nostro mondo, ma è importante restare umani, dobbiamo tornare a vivere i ritmi veri che la vita ci riserva, servono per stare con noi stessi, con gli altri e riconnettersi a quella natura  che un pò abbiamo perso.

Un giorno durante il percorso c’era un fiume bellissimo, ci siamo fermati, abbiamo tolto le scarpe e ci siamo messi con i piedi a bagno, un gesto semplice ma che abbiamo perso nella nostra quotidianità.»

Grazie Gian Luca, Fabiano e Claudio!

Gloria Chiocci