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Sara e Luca: la coltura che è cultura in Sommelier Wine Box

Far conoscere le piccole eccellenze vinicole italiane attraverso una Wine Box e un sommelier è questa la missione di Sara MenatoLuca Menato, due giovani startupper under 35 che unendo vino e cultura hanno realizzato Sommelier Wine Box. Andiamo a conoscere insieme la loro storia!

Come e quando “la coltura che è cultura” ha incrociato il vostro percorso?

«Il mondo contadino fa parte della nostra storia da sempre, essendo il contesto nel quale siamo nati e cresciuti. Da quel mondo non ci siamo mai staccati ma i viaggi, gli studi, il lavoro all’estero hanno iniziato a farcelo guardare con occhi diversi. La sapienza di tecniche agronomiche praticate da millenni, il coraggio di abbracciare la tecnologia per migliorare la propria produzione e la vita delle proprie famiglie, la cura della terra per un anno intero perché fruttifichi, l’orgoglio del proprio lavoro, un modo di vivere consapevole che contro la natura non si combatte, la rusticità spesso gentile di chi vive per i propri campi e per le proprie vigne, guardato da fuori, tutto questo si è imposto ai nostri occhi come un patrimonio straordinario, di sapori e profumi ma anche di storie da raccontare e valorizzare. È stato questo il punto di partenza di Sommelier Wine Box ed è qui che abbiamo deciso di mettere assieme le nostre competenze, economiche, umanistiche e ingenieristiche, al servizio della valorizzazione del nostro territorio.»

Sommelier Wine Box nasce per raccontare il vissuto di vini e territori meno noti promuovendo il Made in Italy, com’è nata questa scelta?

«Volevamo raccontare il Made in Italy in una chiave inedita, lontana dalla retorica ma invece diretta e autentica, per questo motivo abbiamo voluto innovare anche nel modello di business, introducendo in Italia l’abbonamento di vino. Analizzando il mercato, abbiamo visto che l’offerta in ambito enologico era estremamente frammentata e che esistono moltissimi produttori sconosciuti ai più che producono vino eccellente. Il modello della subscription riesce a far scoprire mese dopo mese tematiche e territori diversi, portando il cliente in un viaggio nel panorama enologico italiano.

Il prestigio e l’esperienza dei nostri sommelier, per Sommelier Wine Box al tempo stesso selezionatori e validatori dell’offerta, ne garantiscono la qualità per il consumatore a un prezzo accessibile, proprio grazie alla grande cura che mettiamo nella selezione dei vini, talvolta difficili da reperire. Di quelle bottiglie, poi, raccontiamo la storia, la terra da cui vengono, il volto e le fatiche di chi le ha create, perché ci siamo resi conto che esiste un target interessato e maturo, alla ricerca di esperienze oltre che di ottimi prodotti. Abbiamo quindi creato una soluzione che da una parte valorizza l’eccellenza enologica italiana e dall’altra promuove cantine e produttori eccellenti, che spesso non hanno la forza o la volontà di entrare nel mercato di massa ma che utilizzando il nostro servizio per far conoscere i propri prodotti come se li stessero vendendo nella propria cantina. E poi ci piace promuovere il consumo di vino consapevole e informato, pensato per chi è curioso e vuole saperne di più, senza rinunciare al piacere di un bel calice di vino con gli amici.»

Startupper promotori e diffusori della cultura italiana, quale consiglio vi sentite di dare ai giovani che desiderano seguire il vostro percorso utilizzando il digital come abilitatore?

«Partiamo da una premessa: fare impresa è il lavoro più difficile ma anche il più emozionante e soddisfacente. Quello che possiamo assolutamente dire agli aspiranti imprenditori – termine che preferiamo a quello di startupper – è che saranno tanti i momenti di sconforto, ma è proprio in quei momenti che si vede se quella è la propria strada. Chi vuole davvero fare impresa trova il modo di andare avanti, si rialza, testa, cambia e inventa nuove soluzioni. Avere fiducia in se stessi e la giusta perseveranza nel portare avanti la propria “missione” è il consiglio che diamo alle imprenditrici e agli imprenditori del futuro.

Un consiglio è quello di non avere paura di fare challenge allo status quo, innovando anche settori non ancora rivoluzionati dalla digitalizzazione e anzi legati a dinamiche fisiche: il coraggio del cambiamento e l’attitudine all’innovazione – necessari, altrimenti quei settori professionali non sarebbero sopravvissuti lungo i secoli – sono magari diversi da ciò a cui siamo abituati, ma sono superiori a quanto si possa immaginare.»

Grazie Sara e Luca!

Gloria Chiocci