Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
©credits

Giulia:”Smettiamo di valutare il nostro corpo solo in termini di bellezza e pensiamo a tutte le cose che ci permette di fare, solo così diventerà uno strumento potentissimo per esplorare il mondo”

Giulia Zollino, 28 anni è un antropologa veneta autrice del libro “Sex work is work” dove racconta il dibattito attorno a questo vero e proprio tabù culturale. Oltre al libro dal 2019 è una divulgatrice, attraverso i social aiuta a vivere il corpo e la sessualità con gioia e consapevolezza. Andiamo a conoscerle la sua storia!

Giulia sei un’antropologa e educatrice sessuale, su Instagram crei percorsi di educazione e divulgazione alla sessualità, com’è nato il progetto e con quale obiettivo?

«La mia formazione è cominciata nel 2017, quando ho iniziato a costruire percorsi di educazione alla sessualità offline. Il progetto di divulgazione su Instagram nasce nel 2019 con l’obiettivo di parlare di sex work perché mi ero resa conto che era un tema non trattato e quando se ne parlava non veniva fatto nel modo corretto (secondo la mia opinione). C’era una non conoscenza diffusa del tema a partire proprio dalle basi. Il fatto stesso di non conoscere alimentava le discriminazioni e la violenza. Tuttora il mio obiettivo rimane quello delle destigmatizzazione della del lavoro sessuale, ho scelto di fare informazione su questo tema con l’obiettivo di rendere le persone più consapevoli.

Ho iniziato a parlare di sex work mostrando quella che era la mia conoscenza per restituire proprio la complessità del tema. All’inizio raccontavo molto le storie che incontravo e le persone per restituire una pluralità di voci.»

Quanto il digital e le nuove forme comunicative stanno generando cultura e consapevolezza?

«Il digitale è uno strumento potentissimo sia dal punto di vista divulgativo che di ricerca delle informazioni. Se penso a quando ero adolescente io non c’era nessun mezzo che parlava e informava su questi temi. Oggi i social sono uno strumento inclusivo che permette di dar voce a persone e temi che altrimenti non verrebbero trattati dai più; pensiamo ad esempio all’attivismo o al femminismo.»

Fino ai 19 anni la tua adolescenza non è stata facile, non accettavi il tuo corpo. Ora che sei coach quale consiglio ti senti di dare a tutte quelle ragazze che non si accettano o non accettano il proprio corpo?

«Il mio consiglio è quello di cambiare prospettiva. Iniziate a guardare il corpo da un’altra prospettiva non da quella che utilizziamo quotidianamente del corpo da mostrare, valutare, controllare, sistemare per renderlo più piacevole agli occhi esterni ma bensì il corpo come strumento. Iniziamo a pensare a tutte le cose che possiamo fare attraverso il nostro corpo: possiamo camminare, saltare, correre. Se iniziamo a smettere di valutarlo in termini di bellezza e ci rendiamo conto delle possibilità che abbiamo diventa uno strumento importantissimo per esplorare il mondo. C’è una frase molto bella di Simone de Beauvoir che dice:

“Il corpo è prima di tutto l’irradiarsi d’una soggettività, lo strumento indispensabile per conoscere il mondo: si conosce, si afferra l’universo con gli occhi e con le mani, non con gli organi sessuali.”

Se cambiamo la prospettiva cambierà anche il nostro modo di vederci.»

Grazie Giulia!

Gloria Chiocci