Alessandra Mariani

Alessandra: “Quando un libro diventa il punto di partenza per costruire una comunità”

Alessandra Mariani, 31 anni, origini brianzole, oggi vive un percorso internazionale che l’ha portata tra Italia, Cina e Regno Unito. Cresciuta a Shanghai, si è formata nel cuore delle culture globali, studiando Society, Culture and Media alla University of East Anglia, arricchendo il suo percorso con un exchange program alla University of Hong Kong e completando un Master of Science in Brand Leadership sempre presso la UEA. Il suo background unisce sguardo multiculturale, studio delle dinamiche sociali e passione per il branding, elementi che oggi guidano il suo lavoro e i progetti che porta avanti con un approccio autentico, creativo e profondamente umano. Alessandra è anche tra le fondatrici di Bookclub Proibito il progetto che sta riportando le persone a incontrarsi davvero attorno ai libri.

In un momento in cui l’editoria perde lettori, tutto è immediato, digitale e filtrato da uno schermo, perché avete scelto l’opzione più “improbabile”: incontrarsi dal vivo attorno a un libro?

«Bookclub Proibito è nato quasi per caso. Ci mancavano spazi di conversazione autentica e profonda. Hai presente le lunghe chiacchierate sul senso della vita che fai all’università di notte? Ecco, io e Shara Ense, cofondatrice del progetto, ci siamo dette: se mancano spazi per “andare oltre”, perché non crearli noi? Entrambe siamo avide lettrici, quindi abbiamo pensato che confrontarci sui libri sarebbe stata la chiave.

Fin da subito, abbiamo evitato il digitale per scelta. Viviamo in un mondo sempre più veloce e mediato da uno schermo: i discorsi si accorciano, l’attenzione cala, la pazienza anche. Fai swipe per incontrare nuove persone, ordini online per mangiare, persino gli incontri con un terapeuta sono gestiti da un’app. Il che non è male, ma serve anche altro.

Abbiamo infatti osservato un forte countertrend: il crescente bisogno di esperienze reali, offline e condivise, il cosiddetto IRL (in real life). Così è nato Bookclub Proibito. Il format è semplice: colazione insieme, poi confronto e chiacchiere, ogni volta arricchite da ospiti a tema di alto livello.»

Il pubblico di @bookclubproibito è quasi interamente femminile e in meno di un anno siete passate da incontri mensili ai libri, a collaborazioni con grandi editori e una community IRL attiva. Cosa ci dice questa crescita esplosiva sul bisogno delle persone e in particolare delle donne di esperienze autentiche, lente e condivise?

«È vero, chi partecipa agli incontri del bookclub è per il 90% donna e l’età media si aggira intorno ai 25/30 anni. Ci piacerebbe molto avere più uomini tra i partecipanti, ma a quanto pare le donne sono più inclini a cercare connessioni e attività creative, e a investire nella crescita personale. Infatti, uno dei nostri obiettivi per il 2026 è proprio quello di riuscire a includere più ragazzi.

Non esiste il profilo ideale di chi partecipa ai nostri incontri: il comune denominatore è la voglia di mettersi in gioco. Da qui il nome “Proibito”: i libri che scegliamo sono testi-sfida, scomodi, che spingono a scoprire di più su noi stessi. Affrontiamo temi forti come emancipazione femminile, libertà del corpo, amicizia intergenerazionale e violenza.

Il riscontro ha superato ogni aspettativa. Al primo incontro, per cui avevamo prenotato un caffè da 5 posti, sono arrivate 32 persone, tra cui una ragazza volata appositamente dalla Puglia. Ci ha stupito quanto le persone si sentissero a proprio agio nel condividere esperienze personali, anche drammatiche, con perfetti sconosciuti.

Questa partecipazione così vasta e attiva ci ha spinte a voler offrire di più. In un anno abbiamo connesso centinaia di persone, collaborato con grandi case editrici italiane, creato un format itinerante, organizzato talk, panel, picnic letterari, e sviluppato workshop come “The Book Cover of Your Life” e un laboratorio creativo sulla memoria di sé. Ci piace pensarci come una miccia: se lo spazio è stimolante, sicuro e accogliente, il resto – come le amicizie nate in questi mesi – viene da sé.»

Guardando al futuro, quale messaggio vorresti lasciare ai giovani under 35 che desiderano costruire un progetto tutto loro?

«Siamo sempre alla ricerca del prossimo business, di come fare più soldi; ci spremiamo le meningi per trovare l’idea della prossima startup, e spesso ci dimentichiamo che la vita è fatta anche di altro. C’è qualcosa di davvero appagante nel dare ascolto al nostro inner child. Le nostre passioni, specialmente quelle che avevamo da bambini, dicono tanto di noi e possono essere la nostra più grande risorsa. Ascoltatele.

Lavoro da anni come Global Marketing Lead in una delle aziende tech più innovative ed elettrizzanti al mondo, quindi il divertimento non mi manca. Ma l’entusiasmo che mi ha dato mettere in piedi un progetto come Bookclub Proibito è stato una scarica di adrenalina che non provavo da anni, e che ha contagiato ogni aspetto della mia vita rendendola più piena e felice.

Ho capito che per me è impagabile vedere sconosciuti emozionarsi davanti a un libro, sentirsi dire dopo un evento che stiamo costruendo “qualcosa di grande” e che quello che facciamo è “necessario”. E impagabile è farlo con una persona con cui condividi visione e valori, con la quale riesci anche a farti delle grasse risate. Quindi il mio consiglio è questo: se hai una passione, non scartarla. Non tutto deve diventare un business.»

Gloria Chiocci