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Eleonora Brignoli: “La trasformazione digitale è un viaggio, non una semplice meta”

Giovani e nuove professioni digitali tra queste anche quella di Eleonora Brignoli, 32 anni della provincia di Milano. Eleonora si occupa di strategie digitali per progetti di Corporate Innovation e, da quasi tre anni, sostiene la divulgazione delle materie STEM attraverso la formazione di neolaureati oltre ad essere Board Member e Responsabile Community Engagement di Young Women Network, la prima associazione in Italia dedicata al networking, mentoring ed empowerment delle giovani donne. Andiamo a conoscerla insieme e a scoprire cosa c’è dietro alla tanto citata Digital Transformation. 

Oggi sentiamo parlare tanto di Digital Transformation ma che cos’è e quando è opportuno applicarla alla propria organizzazione?

«La trasformazione digitale è un viaggio, non una semplice meta. Intraprendere un percorso di Digital Transformation significa proiettarsi in un processo di cambiamento allo scopo di abilitare nuovi modelli di innovazione integrativi.

Al fine di ottenere un impatto positivo, l’implementazione della tecnologia deve abbracciare tutti gli aspetti del business e considerate il coinvolgimento attivo della popolazione aziendale. La trasformazione digitale può generare un impatto positivo nelle aziende e nei loro sistemi relazionali e produttivi, solo a patto che questo processo sia accompagnato da un autentico cambio di cultura aziendale, associandolo un percorso change management. Risulta evidente che un percorso innovativo richieda un nuovo approccio orientato alla flessibilità, dinamicità e adattamento. Vincere la resiste delle persone, il così detto “abbiamo sempre fatto così” è la vera sfida per accogliere il cambiamento guidato principalmente da professionisti quali il Chief Information Officer, il Digital Officer e il Chief of Innovation.

Avviare un percorso di trasformazione digitale richiede tempo, metodologia, obiettivi concreti e il coinvolgimento attivo della popolazione aziendale. Non da ultimo, bisogna sempre tenere a mente che abbracciare il cambiamento comporta l’inevitabile l’approccio alla “cultura del fallimento”. Questa preziosa filosofia difficilmente incontra la cultura aziendale italiana, ma risulta sempre più necessario considerare l’insuccesso e l’errore come parte integrante del viaggio di trasformazione verso il cambio di paradigma.

Il benefici di un approccio strategico alla trasformazione digitale sono molteplici, dall’ottimizzazione dei processi aziendali, all’aumento e miglioramento dell’efficienza produttività, al rafforzamento e personalizzazione della customer experience, fino alla creazione di nuovi flussi di reddito.»

Giovani generazioni e digitale, da coach quale consiglio ti senti di dare a tutti quei ragazzi che oggi in un periodo di piena crisi si devono inserire nel mondo del lavoro?

«Ai giovani che stanno muovendo i primo passi nel mondo del lavoro consiglierei valorizzare e coltivare i propri talenti, considerandoli solide radici e volano per la definizione del proprio percorso di carriera. Il talento, non è solo un insieme delle competenze, bensì una miscela esplosiva composta dalle passioni, valori, saperi ed esperienze personali. L’insieme di tutti nostri talenti personali è il tratto distintivo e valore potenziale che distingue ogni singolo individuo. Forti di questa consapevolezza, che nel corso degli anni si arricchirà di nuove esperienze e conoscenze, il passo verso la definizione del sé professionista prosegue lungo il cammino della vita.

In questo senso il digitale si pone come catalizzatore e acceleratore di talento. Oltre all’abbattimento delle barriere fisiche e sociali, l’accessibilità tecnologica ha generato nuove professioni emergenti: dal digital marketing manager al cloud architecture, dall’ artificial intelligence engineer al digital care manager. La domanda di nuovi professionisti, ad alto livello di digitalizzazione e competenze multidisciplinari, è destinata a crescere grazie all’adozione delle nuove tecnologie e ai processi di innovazione. Le nuove generazioni sono più recettive e orientate al cambiamento, una caratteristica necessaria per trasformare un momento di crisi in opportunità futura.

L’attitudine e il talento da sole non bastano, è importante imparare a fare rete e confrontarsi con professionisti esperti. Durante i primi anni di crescita professionale consiglio di cercare il confronto sinergico con un mentor. Il mentoring è un percorso di apprendimento sul campo, il cosiddetto learning by doing, che prevede il passaggio di esperienza da un professionista a un giovane in evoluzione, allo scopo di produrre un impatto positivo e generare un cambiamento professionale e sociale. Il mentoring, attivato spesso dalla filosofia del give back, è un ottimo strumento di valorizzazione del talento attraverso la trasmissione di conoscenza, indirizzamento nelle scelte cruciali e individuazioni di buone pratiche, frutto dell’esperienza. Grazie a un percorso di mentorship è possibile sintonizzarsi sul giusto mindset per affrontare l’ingresso nel mondo del lavoro, comprendere le diverse logiche aziendali, reagire proattivamente agli imprevisti e raggiungere i propri obiettivi.

Consiglio di trovare il mentor più adatto alle proprio esigenze e la fase professionale che si sta attraversando. Attenzione a non ricercare un mentor solo all’interno della propria azienda o percorso di studi di appartenenza, il suggerimento è quello di lasciarsi contaminare da diversi stimoli, cercando di orientarsi verso profili e obiettivi sfidanti.»

Grazie Eleonora! 

Gloria Chiocci