Barbara: “Il design è osservazione, metodo e responsabilità”

Barbara Scerbo, 31 anni, originaria di Caltagirone (Sicilia), è una visual designer specializzata in design strategico e identità di brand. Dopo il diploma al Liceo Scientifico di Caltagirone, ha scelto di approfondire il linguaggio visivo e progettuale specializzandosi all’Accademia di Arti e Nuove Tecnologie (AANT) di Roma. Oggi lavora accompagnando brand e professionisti in percorsi di costruzione dell’identità visiva, dove estetica, metodo e obiettivi di business dialogano in modo consapevole.

Il tuo lavoro parte sempre da un’analisi profonda dell’identità del brand e delle persone a cui si rivolge. Come è nato il tuo percorso nel visual design strategico e quali tappe consideri fondamentali?

«Il mio percorso è nato all’interno delle mura accademiche, dove ho avuto la fortuna di incontrare docenti che mi hanno insegnato a vedere l’output estetico come conseguenza di una strategia, e non solo come espressione di gusto personale. Alla formazione si è poi sommata l’esperienza maturata in contesti molto diversi tra loro. Lavorare con agenzie e clienti differenti mi ha permesso di costruire un metodo che unisse gli insegnamenti appresi in ogni progetto. Non esiste un percorso preimpostato che mi sento di consigliare, ma credo sia fondamentale non sottovalutare mai le esperienze e le persone incontrate lungo la strada: curiosità e apertura sono ciò che permette davvero di far evolvere un metodo.»

In un settore dove creatività e risultati devono convivere, come si intrecciano creatività e business?

«Non essendo un’artista ma una progettista, per me la creatività è il mezzo attraverso cui cerco di risolvere un problema. Se cambia il problema, cambia anche la creatività, e sono i risultati  o i non risultati  a indicare se la direzione intrapresa è corretta. A guidare la creatività intervengono anche fattori molto concreti come budget, tempi, contesto e persone che usufruiranno del progetto. Ci sono però momenti in cui sento il bisogno di sperimentare senza essere guidata dal risultato: in quei casi mi dedico a progetti personali, dove emerge la mia parte più artistica e dove a orientarmi sono solo emozioni, passioni e il desiderio di testare nuovi materiali.»

Molti giovani under 35 vogliono trasformare la propria creatività in un lavoro nel design. Che consiglio daresti a chi sta iniziando oggi?

«Credo che stiamo vivendo un periodo di grande confusione nel nostro settore. L’esplosione dell’intelligenza artificiale sta segnando un prima e un dopo non solo nel lavoro, ma anche nel tessuto sociale, modificando abitudini, desideri e bisogni. Il mio consiglio è prestare molta attenzione al mondo intorno a noi per essere in grado di raccontarlo, senza chiudersi esclusivamente nella costruzione del proprio personal brand. Suggerisco inoltre di investire tempo  e quando possibile risorse nella formazione, cercando di rimanere sempre aggiornati sull’evoluzione delle tecnologie e della società che le utilizza.»

Gloria Chiocci