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Luca:”Dopo dieci anni come UX/UI Designer ho mollato tutto per fondare Jarvis”

Qualche tempo fa ho incontrato Luca Degli Esposti e sono rimasta sorpresa dalla sua storia, dopo aver studiato design e avviato una brillante carriera nel settore ha abbandonato tutto per fondare la sua startup Jarvis.

Luca, da UX/UI Designer a startupper? 

 «Esattamente dopo dieci anni come UX/UI Designer ho mollato tutto per fondare Jarvis. Andiamo con ordine! Io provengo da un percorso di studi di design, prima nella scuola superiore di Bologna e poi presso l’ISIA di Urbino, una delle più famose università di design italiane. Grazie a questa università – molto pratica – ho avuto la possibilità di esplorare a 360° tante aree della comunicazione.» 

Perché hai scelto di frequentare questa università? 

 «Ho scelto di frequentare questa università perché quando avevo 20 anni sapevo che quella era l’università dove si erano formati i migliori designer della storia della comunicazione grafica degli anni ’70 e ’80 in Italia. Infatti una volta uscito dall’università ho lavorato per dieci anni come web designer e in seguito come user experience designer, lavorando con medie e grandi realtà occupandomi principalmente del mondo e-commerce, estremamente stimolante.»

Il momento in cui nasce Jarvis?

 «Quando ero ancora pendolare (facevo 600 km alla settimana!), un giorno tornai a casa e trovai la lavatrice che perdeva: è stato il momento che mi ha spinto a cercare e ideare delle soluzioni tecnologiche verticali. Avevo 30 anni, era la mia prima casa e volevo trovare delle soluzioni da portare all’interno della mia abitazione che non fossero tutte dello stesso brand, desideravo un’apertura trasversale verso mondi diversi, in modo semplice ed economico.»

Quando hai iniziato a creare il team? 

 «Era la fine del 2013 e insieme ad un ex-ex-collega ho iniziato a creare il team. Per 18 mesi cercammo il primo finanziamento per partire – mezzo milione di Euro – e alla fine abbiamo trovato due gruppi industriali che hanno creduto in noi e siamo partiti. Per due anni e mezzo abbiamo sviluppato la nostra soluzione, che permette all’utente di controllare mondi tecnologici completamente diversi tra loro in una sola soluzione. Per fare un esempio, si può controllare l’illuminazione, il riscaldamento, l’allarme e i consumi all’interno dell’abitazione, con una sola app, Jarvis. Non è solo un collettore di prodotti ma anche di servizi: infatti abbiamo da poco rilasciato uno store di servizi agganciato alla nostra piattaforma in modo da permettere all’utente di ottenere con un click dei servizi che gli portino un valore aggiunto tangibile, come ad esempio un professionista (idraulico, fabbro..) che può eseguire un intervento su un problema, un servizio di pulizie o di video sorveglianza professionale. Non per ultimo, stiamo per rilasciare la possibilità di colloquiare con Jarvis attraverso i principali assistenti vocali sul mercato.»

Quali importanti traguardi ha raggiunto Jarvis?

«Lo scorso anno siamo stati selezionati per partecipare al CES di Las Vegas, la più grande manifestazione di prodotti elettronici del mondo. Sempre lo scorso anno abbiamo realizzato una dimostrazione durante il FuoriSalone di Milano dove abbiamo ricreato un’ambientazione di oltre 60 mq. nella quale i visitatori potevano testare live la nostra soluzione. In questo 2019 abbiamo anche ottenuto un importante validazione tramite il bando “Smart&Start” del Ministero dello Sviluppo Economico grazie al quale abbiamo ottenuto 700.000€ di agevolazioni ed ulteriori 420.000€ grazie all’ultimo aumento di capitale di qualche mese fa. Inoltre contiamo di portare a bordo nuove risorse su diverse aree, nel prossimo anno.»

Un messaggio che desideri lasciare ai giovani che desiderano avviare una startup?

«Per la mia esperienza quello che posso dirvi è che noi abbiamo messo in gioco tutto a 30 anni. Il cuore del team del progetto aveva sulle spalle anni di carriera già costruita e nonostante questo abbiamo deciso di lasciare tutto e imbarcarci in questa nuova avventura. È stata una grandissima prova di coraggio, di maturità e di crescita professionale ma anche e soprattutto di sfida quotidiana con se stessi, che credo profondamente sia il motore che fa cambiare le cose. Siamo usciti dal cerchio della sicurezza ed abbiamo deciso di provare questa avventura con tutti i rischi e le consapevolezze del caso, non sapevamo come poteva andare e tuttora non sappiamo come andrà. Ma so che sarà stimolante e mi basta.

Quello che posso dire a chi si sta avvicinando a questo tipo di sogno – che sia giovane o meno giovane – è che per molto tempo non riceverà pacche sulle spalle e dormirà molto poco la notte e dal punto di vista economico non vedrà reali soddisfazioni per anni. Tolto tutto questo, per creare una startup alla base occorre una grande passione e la voglia di creare qualcosa di valore per le persone. Ogni giorno sarà un’avventura, bisogna togliersi dalla testa che fare startup sia divertente o un gioco – perché tolto il nome stra-abusato negli ultimi anni – fare startup è davvero voler creare una nuova impresa da zero. Metteteci passione e sorridete sempre. Di notte si sogna e di giorno si combatte

 Gloria Chiocci