Etrash

Filippo: “Innovare la sostenibilità partendo da un problema reale”

Filippo Casellato, 23 anni, vive a Treviso ed è laureato in Digital Management presso H-Farm. È founder di Etrash, startup che ha sviluppato MIDA, un cestino intelligente basato su intelligenza artificiale capace di migliorare la raccolta differenziata e supportare aziende e spazi pubblici nella gestione sostenibile dei rifiuti attraverso dati e automazione.

Filippo, partiamo da te: com’è nato il tuo percorso e cosa ti ha portato a fondare Etrash?

«Tutto è partito da una sfida. Ero al primo anno di università in H-Farm, nel 2021, quando io e due miei compagni di corso, Umberto Bolzoni e Sebastiano Felicetti, abbiamo deciso di partecipare a Red Bull Basement, una challenge internazionale per studenti universitari con idee ad impatto sociale. Abbiamo presentato il concept di un cestino intelligente, all’epoca diverso tecnologicamente rispetto a quello che è oggi, e abbiamo vinto a livello nazionale.

Da lì si è aperta una catena di opportunità che non avremmo potuto immaginare. Abbiamo incontrato le persone giuste, allargato il team con Nicolò Rasera, Leonardo Callegarini ed Emanuele Sini, creato partnership strategiche, costituito la società e chiuso un round di finanziamenti con i primi investitori. Sei persone, competenze diverse, stesso problema da risolvere.

Il punto di partenza è stato semplice quanto brutale: l’80% dei rifiuti prodotti ogni anno nel mondo non viene riciclato correttamente. Questo significa che più di un miliardo e mezzo di tonnellate di rifiuti che potrebbero essere riciclati finiscono per inquinare il pianeta ogni anno. Non per mancanza di volontà, ma per un problema strutturale: l’errore umano nella raccolta differenziata.»

Etrash ha sviluppato MIDA, un cestino intelligente basato su AI: come funziona concretamente questa tecnologia e quale problema risolve oggi per aziende e ambiente?

«Partiamo dal problema concreto. In un centro commerciale, un aeroporto, una stazione o un grande ufficio, luoghi con migliaia di persone al giorno, la raccolta differenziata funziona male. I cestini ci sono, ma le persone sono di fretta, spesso non sanno dove gettare qualcosa e le regole cambiano da regione a regione, da paese a paese.

Il risultato è una raccolta inefficiente che si traduce in costi di smaltimento più alti, rischio di sanzioni e un impatto ambientale elevato che nessuno riesce a misurare con precisione. Quest’ultimo punto è sempre più critico: le aziende hanno bisogno di dati affidabili per i bilanci di sostenibilità e i report ESG, e oggi spesso non li hanno.

MIDA risolve tutto questo eliminando l’errore umano dall’equazione. L’utente getta il rifiuto in un’unica apertura, senza pensarci. Un sistema di riconoscimento visivo basato su AI identifica il materiale in tempo reale e lo smista automaticamente nel compartimento corretto. Zero sforzo, zero errore.

Ma quello che abbiamo costruito va oltre il cestino. Ogni MIDA è connesso a una piattaforma che analizza tutti i dati provenienti dai dispositivi: chilogrammi di rifiuti prodotti, percentuale differenziata correttamente, CO₂ risparmiata, livello di riempimento per ottimizzare gli svuotamenti. Dati reali, in tempo reale, pronti per essere utilizzati.

Per un’azienda significa costi ridotti, operazioni più efficienti e una sostenibilità che si può dimostrare, non solo dichiarare.»

Filippo, che messaggio vuoi lasciare ai giovani under 35 che vogliono innovare nel mondo della sostenibilità e trasformare un’idea in impatto reale?

«Il consiglio che mi sento di dare è questo: scegliete un problema reale che vi fa arrabbiare e che volete risolvere, non un’idea di tendenza che vi fa sentire “cool”. La sostenibilità è piena di storytelling, ma ha ancora molto bisogno di soluzioni tecnologiche vere. I mercati più grandi sono quelli dove il problema è evidente, ma nessuno ha ancora trovato il modo giusto per risolverlo.

E poi circondatevi di persone migliori di voi nelle aree in cui siete più deboli. Il nostro team è formato da persone diverse, con competenze e background differenti, ognuno molto più forte di me nel proprio dominio. Un founder non deve sapere tutto: deve sapere chi sa cosa e riuscire a far comunicare le varie parti.

Ultima cosa: non aspettate la perfezione per uscire. Quando abbiamo lanciato MIDA il prodotto non era perfetto, avremmo potuto aspettare altri sei mesi e migliorarlo. Non l’abbiamo fatto. E quella scelta ha generato più traction di mesi di lavoro in silenzio.

Come dice Reid Hoffman: “If you’re not embarrassed by the first version of your product, you’ve launched too late.”»

Grazie Filippo

Gloria Chiocci