Francesca Bianchi

Francesca:”Più ne parliamo in modo adeguato, più la consapevolezza diventa salute”

Francesca Bianchi, 35 anni, originaria di Cremona. Dopo il liceo classico si trasferisce a Milano per studiare all’Università Bocconi, dove consegue la laurea triennale in Economics e successivamente la laurea magistrale in Economia delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali. Durante il suo percorso partecipa anche a un programma di scambio a Göteborg, in Svezia, iniziando ad avvicinarsi al mondo del management sanitario. Oggi lavora nella comunicazione di Next Fertility, network internazionale specializzato in fertilità e salute riproduttiva, contribuendo ogni giorno a rendere più accessibili temi spesso complessi e delicati.

Francesca, lavorando nella comunicazione di un network internazionale specializzato in fertilità e salute riproduttiva, racconti ogni giorno percorsi molto personali e delicati. Cosa ti ha colpito maggiormente entrando in un settore così umano ma allo stesso tempo fortemente tecnologico?

«Sono approdata nel mondo della Medicina della Riproduzione ormai sei anni fa e da allora non ho mai smesso di lasciarmi sorprendere da questo settore, che trovo estremamente affascinante e sfidante al tempo stesso.

Quello della fertilità è uno dei campi medico-scientifici più avanzati, ma è anche uno di quelli in cui le persone arrivano spesso con una forte vulnerabilità emotiva. Da qui nasce il senso e la responsabilità del nostro lavoro di comunicazione: raccontare la Procreazione Medicalmente Assistita con la massima chiarezza possibile, senza promettere ciò che la scienza non può garantire, ma cercando allo stesso tempo di rendere il percorso più comprensibile e più umano.

L’obiettivo è accompagnare le persone con informazioni corrette e vicinanza, aiutandole a sentirsi comprese durante un momento particolarmente delicato della loro vita.»

Oggi innovazione, genetica, laboratori avanzati e tecnologie medicali stanno trasformando profondamente il mondo della fecondazione assistita. Quali sono secondo te gli aspetti più innovativi che stanno cambiando l’esperienza delle persone che intraprendono questo percorso?

«La Medicina della Riproduzione è una disciplina relativamente giovane e continua a evolversi a una velocità straordinaria. Oggi, grazie anche all’intelligenza artificiale, questa evoluzione sta accelerando ulteriormente.

Dal mio osservatorio vedo tre grandi aree di trasformazione. La prima riguarda la genetica, che consente approcci sempre più personalizzati e contribuisce a migliorare significativamente i risultati dei trattamenti. La seconda è l’applicazione dell’intelligenza artificiale all’embriologia, con strumenti che supportano il lavoro degli specialisti riducendo la componente di soggettività nelle valutazioni.

La terza riguarda la digitalizzazione del patient journey: piattaforme che permettono ai pazienti di seguire il proprio percorso, accedere ai referti, comunicare con il team clinico e ricevere supporto anche a distanza. Innovazioni che migliorano non solo gli aspetti clinici, ma anche l’esperienza complessiva delle persone.»

Sempre più giovani iniziano a parlare di fertilità, prevenzione e consapevolezza anche grazie ai social e alla divulgazione digitale. Quanto è importante oggi comunicare questi temi in modo più aperto, accessibile e privo di tabù?

«Credo che parlare apertamente di fertilità rappresenti uno dei cambiamenti culturali più importanti dei prossimi anni. I social hanno contribuito ad abbattere molti tabù e oggi consentono di raggiungere persone che altrimenti non avrebbero accesso a informazioni fondamentali per la propria salute.

Pensiamo, ad esempio, a quanto si parli oggi di social freezing rispetto a dieci anni fa. Allo stesso tempo, però, la diffusione delle informazioni porta con sé anche il rischio della disinformazione. Per questo chi comunica in questo settore ha una grande responsabilità: affrontare questi temi con apertura, ma sempre con rigore scientifico.

Sogno il giorno in cui parlare di fertilità sarà naturale quanto parlare di psicoterapia. Anche la salute mentale, fino a pochi anni fa, era circondata da forti pregiudizi. Oggi è considerata una forma di cura di sé. Credo che stiamo iniziando un percorso simile. Più ne parliamo in modo adeguato, più la consapevolezza diventa salute.»

Gloria Chiocci